Camilla, volontaria del Centro Culturale Baobab #facciadapane

Camilla, volontaria del Centro Culturale Baobab #facciadapane

“Torno a Trieste domani, dopo quattro mesi intensissimi di servizio qui al Baobab. Ho conosciuto questo spazio per caso, durante una manifestazione organizzata per tutelare i diritti delle donne migranti. Il giorno dopo avevo portato già un po’ di vestiti ed un po’ di cibo… e non sono più andata via! Mi sono messa ad aiutare in cucina, era la prima volta in vita mia che facevo volontariato. Sono rimasta colpita dalle persone: il calore di questi ragazzi e ragazze che, nonostante tutti gli inferni che hanno affrontato, continuano a sorridere. E questa è una cosa che ancora mi commuove. Me ne vado da qui lasciando un pezzo del mio cuore, mi porto via tanti nuovi amici, che oggi sono in giro per l’Europa. Ma tornerò qui, molto presto.”

Camilla, 23 anni, romana, studia a Trieste per diventare traduttrice ed interprete di lingua inglese, francese ed araba. Il suo obiettivo, dopo questa esperienza di volontariato, è diventare mediatrice culturale.

Il Centro Culturale Baobab, non lontano da Piazza Bologna, dalla scorsa primavera distribuisce circa 500 pasti caldi al giorno a migranti e rifugiati politici, quasi tutti provenienti dal Corno d’Africa. Dal mese di agosto 2015 sui tavoli del Baobab arrivano 45 kg di “pane A Chi Serve” al giorno.

Mariano, volontario avventista. #facciadapane

Mariano, volontario avventista. #facciadapane

Sono in Italia ormai da quattordici anni. In Romania ero un rappresentante commerciale, oggi qui lavoro nell’edilizia. Certo, sono qui a servire nella nostra mensa perché, come per tutti gli altri, la sento come una vocazione. Ma per me non è solo questo: appena arrivato in Italia io non avevo nessuno, non avevo una casa. Ho vissuto in strada per due settimane, conosco cosa vuol dire. Conosco i volti delle persone che serviamo qui, conosco le loro domande, le loro paure, le loro delusioni. Quando riuscii a trovare una sistemazione mi dissi: non posso abbandonarli, devo fare qualcosa.
Ora mi occupo di progetti sociali con la Chiesa Avventista: recentemente sono stato in Africa con un gruppo di nostri giovani missionari. Sono stato anche in Romania, per costruire una casa famiglia.
Quattro anni fa abbiamo cominciato la distribuzione dei pasti alla stazione Ostiense. All’inizio facevamo una colletta per comprare il pane, poi abbiamo conosciuto il progetto “il pane A Chi Serve”, ed io sono stato il tra i primi a prendere in consegna il pane donato dai forni.

Mariano, 44 anni, volontario della Chiesa Avventista del Settimo Giorno.
La Chiesa Avventista organizza e gestisce cene di strada presso le stazioni ferroviarie romane, e la mensa comunitaria da cento posti all’interno dei locali della Chiesa, in zona Piazza Sempione.
#facciadapane

Ioanna, fornaia ed imprenditrice. #facciadapane

Ioanna, fornaia ed imprenditrice. #facciadapane

Io e mio marito siamo arrivati in Italia dalla Romania nel 2002, io avevo ventidue anni… Sapevamo che sarebbe stata difficile ma ce l’abbiamo messa tutta per costruire bene la nostra vita qui. Il primo lavoro che trovò mio marito fu proprio quello di panettiere, e da allora non abbiamo più abbandonato questa strada. Il nostro è un lavoro di passione e sudore, che ti fa produrre un cibo sacro. E’ bello fare il pane. Ma se non hai passione e sudore è inutile che ti metti a fare il fornaio.
Siamo cresciuti insieme, siamo riusciti ad aprire un’azienda tutta nostra. E ora eccoci qui, da un anno abbiamo raccolto questa nuova sfida e siamo diventati imprenditori.
Noi siamo tra quelli che ce l’hanno fatta. Ma io non ho mai voluto voltare la testa e non vedere più quelli che non sono stati fortunati come noi. Con il nostro lavoro abbiamo sempre cercato di aiutare, di sfamare… Ma io pregavo Dio affinché mi facesse capire quale fosse il modo migliore per fare tutto questo. E così, un giorno abbiamo conosciuto voi del “Pane A Chi Serve”…

Ioanna, 35 anni, sposata e madre di un bimbo di 8 anni. Antico Forno, Via della Moletta. #facciadapane

Giulia, fornaia #facciadapane

Giulia, fornaia #facciadapane

Ho 22 anni e di pomeriggio lavoro qui nel rione San Saba, nel panificio che mio padre ha aperto nel 1988. La mattina vado all’università, il mio corso di laurea è Economia. La sera dopo cena studio fino a tardi. Chi me lo fa fare? I valori familiari soprattutto, e la voglia di continuare qualcosa di bello. Io ho fatto la tesina di maturità sul pane: ho trovato il pane nella filosofia di Kierkegaard, ho letto “Vino e pane” di Ignazio Silone, che è un libro stupendo… Il pane è una metafora. Il pane è stato sulla tavola di ogni persona, del potente come del povero: ce l’hanno tutti. Ed il pane ha un valore familiare, è qualcosa che unisce. Un pezzo di pane è il simbolo della risposta alla fame e alla povertà. Un’umile fetta di pane con olio e pomodoro può sfamare un povero, ed è per questo che siamo nella rete del “Pane A Chi Serve”.
Mi piacerebbe dopo la laurea aprire un forno all’estero, in Francia o in Germania, portare lì la nostra cultura alimentare. Certo, oggi dobbiamo combattere contro il prezzo della farina che si alza, con la fatica di ogni giorno, ma se non ci crediamo noi ragazzi e ragazze nel futuro, chi ci deve credere?

Giulia Cantarelli, 22 anni, Il Pane di San Saba
#facciadapane

Carlo, mensa Giovanni Paolo II #facciadapane

Carlo, mensa Giovanni Paolo II #facciadapane

Io non sapevo, prima di cominciare, che questo lavoro sarebbe stato quello che avrei voluto fare nella vita. Perché ora lo so: è proprio questo quello che voglio fare! Io sono arrivato a Roma da Lanciano, costa abruzzese, per studiare giurisprudenza. Avevo ben altri progetti, anche se dai tempi degli scout facevo volontariato proprio nelle mense sociali. Poi l’incontro con la realtà Caritas, ed ora eccomi qui.
Il mio lavoro è vivere in mezzo alle persone: litigare quando c’è da litigare, ridere insieme quando c’è da ridere insieme, dare loro da mangiare e ove possibile migliorare la loro vita. L’obiettivo della Caritas è: sfamare nell’immediato, ma dopo fare in modo che gli ospiti non abbiano più bisogno di noi. Ti do da mangiare, ma ti do anche suggerimenti, indicazioni per trovare la tua vera strada.

Carlo Virtù, 38 anni, coordinatore della mensa “Giovanni Paolo II” a Colle Oppio della Caritas Diocesana di Roma
#facciadapane

Alessia Guerrieri, giornalista e scrittrice #facciadapane (2)

Alessia Guerrieri, giornalista e scrittrice #facciadapane (2)

“Molti ospiti delle mense provano rabbia per tutta l’ingiustizia intorno al loro. Altri, in “nuovi poveri”, le persone che non ti aspetti di trovare in una mensa, provano vergogna. Loro sono i padri separati, i pensionati, oppure i trentenni che hanno fatto la scelta bellissima di mettere su famiglia, fare un figlio, e poi improvvisamente si trovano tutti e due disoccupati in una grande città che non è la loro.
Mi ricordo una coppia, genitori di una bambina di circa quattro anni. I due lavoravano nella stessa azienda che di colpo ha chiuso i battenti. Ogni giorno, i cuochi ed i volontari della mensa facevano credere alla bimba di pranzare e cenare ogni giorno al ristorante. Avevano costruito una fantastica sceneggiata quotidiana, con il cuoco che si presentava con il cappello da chef e declamava il menù, e i volontari impettiti come camerieri di un hotel a cinque stelle.
Il padre della bambina aveva avuto anche offerte di lavoro “particolari”, come il trasporto di droga a cinquecento euro a viaggio. Ma aveva sempre rifiutato situazioni del genere. Negli occhi di quei due genitori vedevo brillare la dignità e l’onestà.”

Alessia Guerrieri, 34 anni, giornalista ed autrice del libro “Quando il pane non basta” (Ancora Editrice) qui in compagnia di Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma
#facciadapane

Massimo Marè, fornaio #facciadapane

Massimo Marè, fornaio #facciadapane

“Cosa è il pane? Il pane è vita. Sono ventimila anni che il frumento accompagna l’uomo. Ogni popolo poi ha il suo pane, no? Quando vedo qualcuno che butta il pane ci rimango male, è quasi un sacrilegio. Il pane che non vendi deve essere donato, come facciamo noi grazie a voi. Mai, mai, mai buttato. Il pane è un simbolo, il pane è sacro. Cosa diciamo noi nella preghiera del Padre Nostro? “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Poi quando tu tiri fuori il pane dal forno, lo prendi, lo tagli… Guardalo dentro, per una volta: è un microcosmo, è fatto di vuoto e di materia”

Massimo Marè, fornaio ‪#‎facciadapane

Il pane A Chi Serve riceve il patrocinio di EXPO Milano 2015

Il pane A Chi Serve riceve il patrocinio di EXPO Milano 2015

Carissimi amici del pane A Chi Serve, con grande piacere vi informiamo che Expo Milano 2015, l’evento mondiale dedicato al cibo e all’equa distribuzione delle risorse alimentari,  ha concesso ad ACLI Roma il proprio patrocinio per il nostro progetto solidale di recupero e restituzione del pane di resa.

“Siamo orgogliosi di questo patrocinio.  – sottolinea Lidia Borzì, presidente delle ACLI Provinciali di Roma – Cibo, sociale e innovazione: in questo percorso c’è anche il nostro piccolo contributo.”