La zeppola leggendaria, storia del dolce più amato dai papà

La zeppola leggendaria, storia del dolce più amato dai papà

  • Postato: Mar 15, 2022
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Un guscio morbido di pasta choux, ripieno di amore e di crema pasticcera. Un’amarena sciroppata come cappello. E una spolverata di zucchero a velo che fa da mantello al dolce simbolo della Festa del papa: le zeppole.

Mentre siete alla ricerca della migliore pasticceria dove comprarne un vassoio, o vi state preparando per cucinarle a casa, oggi vogliamo fare con voi un viaggio nel tempo per curiosare sulle origini di questa prelibatezza che ci invidia tutto il mondo. Sì pure New York.

La prima ricetta scritta delle zeppole dice Napoli

Miette ncoppa a lo ffuoco na cazzarola co meza carrafa d’acqua fresca, e no bicchiere de vino janco…

E’ questo l’incipit della prima ricetta scritta delle zeppole, datata 1837. La penna è di Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino e famoso esperto di gastronomia, che in lingua napoletana descrive tutti i passaggi per cucinarle. Bastano farina, acqua, liquore di anice, marsala o vino bianco, sale zucchero e olio, ed il gioco è fatto. Sentite qua:

Ne farraje tanta tortanelli come sono li zeppole, e le friarraje, o co l’uoglio, o co la nzogna, che veneno meglio…

Ma attenzione se pensate che la zeppola sia un’idea nata dai palati dei palazzi aristocratici vi sbagliate di grosso. La zeppola nasce on the road per dirla alla Kerouac. Sembrerebbe infatti che lungo le strade di Napoli era nata già a quei tempi la tradizione dei zeppolari di strada.

Ecco così che fino a pochi anni fa se passeggiavamo il 19 marzo tra le bellissime vie di Napoli, potevamo ammirare i friggitori, che, su banchetti a cielo aperto, davano sfoggio della loro arte dolciaria. Riempiendo di sorrisi e bontà le viuzze della città dalle 500 cupole. Un’atmosfera che ha catturato anche la penna romantica dello scrittore tedesco Wolfgang Goethe, in visita nel capoluogo partenopeo verso la fine del 1700.

Oggi era anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli cioè venditori di pasta fritta…Sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati. Un garzone lavorava la pasta, un altro la manipolava e ne faceva ciambelle che gettava nell’olio bollente, un terzo, vicino alla padella, ritraeva con un piccolo spiedo, le ciambelle che man mano erano cotte e, con un altro spiedo, le passava a un quarto garzone che le offriva ai passanti…

La zeppola e il genio culinario delle suore

Ok ma la ricetta delle zeppole è tutta farina del sacco dei friggitori? Sembrerebbe di no.
Continuando a curiosare sul “caso zeppole” scopriamo che nel 1700 sono le suore ad avere le 3 stelle Michelin per la ricetta. Il dolce inizia a prendere la forma odierna proprio nelle cucine dei loro monasteri.

Resta da chiarire un dubbio, che forse però non sarà mai chiarito: le zeppole sono state cucinate per la prima volta dalle monache dello Splendore e della Croce di Lucca o, invece, dalle monache di San Basilio del Monastero di San Gregorio Armeno? Il caso è aperto.

La zeppola d’origine cristiana

Come sempre quando si viaggia nella storia è quasi certo imbattersi in leggende contrastanti. Ci sono leggende che dicono A e altre che dicono B. Una massima che non sfugge neanche alla nascita delle zeppole. La prima ipotesi è di tradizione cristiana e fa riferimento alla Sacra Famiglia. Dopo la fuga in Egitto, San Giuseppe per mantenere Maria e Gesù, affiancò al lavoro di falegname quello di friggitore e venditore ambulante di frittelle.

Ecco spiegato perché a Roma, il santo patrono dei lavoratori, è appellato con tono scherzoso come Er Frittellaro. Come succede in una poesia degli anni ’50, scritta da Checco Durante, popolare attore e poeta romanesco.

San Giuseppe frittellaro / tanto bono e tanto caro / tu che sei così potente / da aiutà la pòra gente/tutti pieni de speranza / te spedimo quest’istanza.

La zeppola degli antichi romani

Veni, vidi e vici una zeppola. Per quanto riguarda la seconda ipotesi ci catapultiamo nel 500 a.C. tempo degli antichi romani. Abbiamo una data precisa: il 17 marzo, giorno in cui si celebravano i Liberalia. La ricorrenza pagana in cui i ragazzi festeggiavano il passaggio dall’adolescenza all’eta adultà. Un po’ come succede il giorno del ballo nelle scuole statunitensi.

In omaggio a Bacco e Sileno, le due divinità del vino e del grano, si facevano le ore piccole. Al posto del punch la tavola si riempiva di brocche di vino e di ambrosia. E indovinate un po’, c’erano anche delle frittelle di frumento, cotte nello strutto bollente. In sostanza le antenate salate delle nostre zeppole dolci. Poi arrivò l’imperatore Teodosio II che nel 423 d.C. chiuse baracca e burattini. Dichiarò che tutte le religioni pagane non erano altro che “culto del demonio” ed ordinò, per tutti coloro che le continuavano a praticarle, punizioni come il carcere e la tortura. Insomma, ci andò giù pesante.

Da lì in poi, nel corso degli anni, è molto probabile che le la festa dei Liberalia sia stata assimilata dal cattolicesimo che fissò al 19 marzo la Festa di San Giuseppe, diventata nel 1968, il giorno dedicato alla Festa del papà.

Se la storia delle origine delle zeppole è fitta di leggende, non c’è dubbio sul loro gusto e sul fatto che in un baleno portano dolcezza e buon umore “in the air”. Quindi sabato niente scuse: fatele trovare a tavola per quel supereroe che da sempre protegge tutti i vostri sogni.

Buona Festa del Papa!

FONTI:

Le Zeppole di San Giuseppe. Storia, origine e tradizione

San Giuseppe e le Zeppole


https://www.repubblica.it/sapori/2021/03/19/news/zeppole_di_san_giuseppe_storia_ricetta_trucchi_pasticceria_scaturchio_napoli-292783352/