Con Il cibo che serve e il CAR recuperati 500 kg di cocomeri

Con Il cibo che serve e il CAR recuperati 500 kg di cocomeri

  • Postato: Mag 25, 2018
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Comunicato stampa

“A causa di un’etichettatura fatta male e non conforme alle norme vigenti, stavano per andare sprecati oltre 500 kg di cocomeri. Grazie alla collaborazione con Centro Agroalimentare di Roma, che ci ha segnalato il problema e dei Carabinieri presenti che hanno assicurato la legalità dell’operazione, siamo riusciti a recuperare tutta la partita di cocomeri che altrimenti sarebbe finiti nella spazzatura, redistribuendola alla rete solidale di Roma grazie al nostro progetto ‘II cibo che serve‘ “. È quanto dichiara, in una nota, Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma e provincia.

“Questa operazione – afferma il Direttore Generale di Car, Fabio Massimo Pallottini – fa parte di una serie di attività che stiamo realizzando insieme alle Acli di Roma, grazie alla firma di un importante protocollo di collaborazione di cui siamo orgogliosi. Siamo contenti, infatti, di poter contribuire fattivamente alle iniziative di contrasto allo spreco che le Acli di Roma stanno realizzando nel territorio perché rappresentano un’occasione importante di impegno, per una realtà grande come la nostra, che ha la responsabilità e le possibilità per contribuire al bene della comunità”.

“Da anni le Acli di Roma – conclude la Borzì – sono impegnate nel recupero di prodotti alimentari non più adatti alla vendita ma che sono ancora buoni da mangiare, a partire dal pane con ‘Il pane A Chi Serve 2.0’ fino all’ampliamento a frutta, verdura e cibi freschi di prossima scadenza grazie al progetto ‘il cibo che serve’ finanziato dalla Regione Lazio. I cocomeri recuperati al CAR, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, sono stati divisi e donati ad alcune delle realtà solidali che fanno parte della rete del nostro progetto. In particolare 30 pezzi sono stati portati alla Caritas mentre altri 20 sono stati consegnati alla Parrocchia ‘Nostra Signora di Lourdes’, a Tor Marancia, e ulteriori all’Isola Solidale con la speranza che questo possa essere un dono gradito e gustoso per le tante persone fragili che vengono accolte e sfamate in queste strutture”.

Il contest culinario del Cibo che serve

Il contest culinario del Cibo che serve

  • Postato: Mag 03, 2018
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Si è conclusa la prima tappa del progetto “Il Cibo Che Serve”, promosso dalle ACLI Provinciali di Roma e finanziato dalla Regione Lazio, che punta al recupero e alla ridistribuzione, attraverso il circuito della solidarietà, del pane e dei cibi freschi di prossima scadenza, ma, allo stesso tempo, promuove l’inclusione attiva anche mediante azioni che favoriscono in maniera concreta percorsi d’integrazione. In tale contesto presso l’Istituto Alberghiero Vincenzo Gioberti, in via dei Genovesi 30, si è tenuto un contest culinario che ha visto coinvolti 16 studenti e 16 immigrati, nell’ambito dei percorsi di inclusione attiva previsti dal progetto “Il Cibo Che Serve”.

Gli studenti e i loro coetanei immigrati hanno partecipato quindi ad una gara in “stile masterchef”, divisi in 8 squadre da 4 componenti ciascuna (2 studenti, 2 immigrati) che si sono sfidate a colpi di ricette, con particolare attenzione al cibo di recupero e alla lotta agli sprechi.

Un vero e proprio percorso per promuovere l’accoglienza e inclusione attraverso i sapori e i segreti della cucina mediterranea. A presiedere la giuria sono stati Maurizio e Sandro Serva, chef del ristorante con 2 stelle Michelin La Trota di Rivodutri (RI), mentre gli altri giurati sono stati: Luciano Spartaco Di Carlo, docente di Coquis, Ateneo Italiano della Cucina, Conte Garozzo, partecipante di MasterChef edizione 2016, Leonardo Mascolo, chef del ristorante Orecchietteria Banfi di Roma, e Giulia Di Gregorio, Vicepresidente delle Acli di Roma. Per la Regione Lazio era presente l’assessore alle politiche sociali, Alessandra Troncarelli.

I partecipanti al corso provenivano da nazioni come Marocco, Polonia, Honduras, Madagascar, Nigeria e Congo. Tra questi una famiglia marocchina, formata da padre, madre e figlia diciannovenne, ha portato a termine il corso e ha partecipato all’evento conclusivo nonostante la gravidanza avanzata della ragazza, che ha partorito la scorsa settimana.

Il contest rappresenta l’evento conclusivo di un percorso di formazione e professionalizzazione sulla cucina mediterranea di 11 lezioni, per un totale di 30 ore, partito a febbraio 2018 e che ha visto i ragazzi del Gioberti coinvolti quali tutor dei corsisti stranieri. Tutti i partecipanti al corso hanno ricevuto l’attestato e la certificazione HACCP.

“Questa iniziativa – dichiara Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma e provincia – ha portato con sé il profumo del buon cibo, ma insieme a questo anche il profumo di futuro. Siamo convinti che questa esperienza rappresenti non soltanto un modo per promuovere la lotta agli sprechi alimentari e contrastare le povertà, ma anche un’opportunità di creare legami di amicizia fra gli studenti e i corsisti, di fornire opportunità lavorative agli immigrati che hanno partecipato e anche di dare agli studenti un’occasione ulteriore di responsabilizzazione, un modo molto efficace anche per contrastare il fenomeno del bullismo. Si tratta, quindi, di un modello che può e deve essere replicato perché valorizza la rete è mette in piedi un circuito virtuoso da cui tutti escono rafforzati”.

“L’anno scorso – aggiunge Carla Parolari, preside dell’Istituto Alberghiero Vincenzo Gioberti – come scuola abbiamo costruito una collaborazione importante con le ACLI di Roma. Con il progetto “Il cibo che serve” intendiamo portare avanti questa esperienza in comune che consentirà di rafforzare le competenze di cittadinanza attiva consapevole tanto importanti per i nostri giovani. Il costruire insieme un percorso pratico laboratoriale mettendo in comune esperienze molto diverse è la chiave di questa sfida inclusiva che si può vincere solo attraverso un percorso condiviso di crescita e confronto. Il nostro lavorare in rete si basa proprio sulla consapevolezza che le buone pratiche vanno diffuse e replicate”.

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